La categoria
Che cos’è l’educazione al movimento armonico?Una pratica per muoversi meglio, nel rispetto delle tue possibilità.
Non è ginnastica, non è terapia, non è allenamento. È il lavoro che rende disponibili tutte le possibilità espressive del tuo corpo, invece della sola che usi per abitudine.
La parola
Armonico vuol dire a due voci.
In musica l’armonia non esiste in una nota sola: serve che ne suonino due, e che stiano insieme. Un corpo è armonico nello stesso senso: quando entrambi i lati suonano, e nessuno dei due è ridotto ad accompagnare in silenzio.
Vuol dire anche elegante, e non è un caso: un corpo che ha tutte le sue possibilità a disposizione smette di compensare, e un movimento che non deve correggersi da solo mentre accade appare aggraziato a chi guarda. L’eleganza non è il punto di partenza: è quello che si vede da fuori quando dentro non c’è più niente che tira.
Se una negazione serve, è questa: armonico non vuol dire sbilanciato. Un corpo che parte sempre dalla stessa parte canta a una voce sola — e da fuori si vede, anche quando chi si muove non se ne accorge.
E le possibilità non sono due. Dalle tre scelte che il corpo compie prima di ogni gesto nascono otto configurazioni: l’abitudine ne usa quasi sempre una. Le otto configurazioni →
La differenza si sente in fretta. Prova a salire una rampa di scale partendo con il piede che non usi mai: non è questione di forza, è che il corpo non sa da dove cominciare. Quella esitazione è l’oggetto di questo lavoro.
Non insegna un modo giusto di muoversi.
Insegna a muoverti con tutti i modi che hai.
Perché una parola nuova
Le parole che c’erano non bastavano.
Ginnastica dice ripetizione ed esercizio: qui non si esegue niente, si impara a notare. Terapia presuppone un danno da curare: qui non c’è niente di rotto, c’è un’abitudine che si è presa da sola. Allenamento significa aggiungere capacità a quello che già sai fare: qui si toglie ciò che impedisce a metà di te di partecipare.
Serviva un nome che tenesse insieme tre cose: che sia educazione e non cura, che riguardi il movimento e non l’idea di movimento, e che l’obiettivo sia l’armonia fra i due lati e non la prestazione di uno solo.
Un corpo armonico si muove bene.
Non perché è corretto: perché è libero.
Per capirsi
In cosa è diversa da quello che già conosci.
Da dove viene
Una pratica antica e una ricerca dichiarata.
Il lavoro nasce da oltre dieci anni di Taiji stile Yang, dove la nozione di due lati che si alternano è il fondamento della pratica, e da una tesi sperimentale in filosofia sul corpo e la lateralità.
Non è teoria a naso: le ipotesi sono scritte, dichiarate e falsificabili, con un DOI pubblico. La ricerca, con i documenti → · La storia per intero →
Come si pratica
Tre tempi, sempre gli stessi.
Togliere. Si comincia lasciando andare la tensione che il corpo trascina senza motivo: finché quella preme, ogni movimento nuovo lavora contro un peso.
Costruire. Poi si lavora su un gesto preciso a partire dal lato che di solito sta a guardare.
Integrare. Si chiude con quindici minuti fermi, che è l’unica parte che poi puoi rifare da solo.
Il meccanismo dietro i tre tempi — le tre scelte che decidono il lato e le otto configurazioni che ne nascono — è spiegato per intero nella pagina del metodo. Come funziona →
Domande frequenti
Prima che tu me lo chieda
Il movimento armonico è una terapia?
No. È educazione: si impara a notare come ci si muove e a poter scegliere diversamente. Non cura e non sostituisce il medico o il fisioterapista.
Armonico vuol dire muoversi in modo elegante?
Anche. Armonico è preso prima di tutto in senso musicale — l’armonia esiste fra due voci — ma l’eleganza ne è la conseguenza pratica: un corpo che non deve più compensare si muove meglio, e si vede. Quello che armonico non vuol dire è sbilanciato.
Devo essere allenato o flessibile?
No. Si comincia camminando, che è il gesto che fai più spesso e a cui pensi di meno.
In cosa differisce dall’allenare il lato debole?
Allenare il lato debole aggiunge capacità a una parte che ne ha poca. Qui si guarda prima perché l’altro lato non riesce a lasciare: spesso il lato che sembra incapace è solo tenuto sotto da una tensione che nessuno ha più chiesto.