Per chi combatte

Parti sempre dalla stessa guardia. E il tuo avversario lo sa.

Puoi allenare mille volte il lato debole e restare comunque prevedibile. Il problema non è l’abilità che manca da una parte: è la catena che dall’altra non ti lascia partire.

Due assetti di guardia visti dall’alto: destra e mancina, con il piede avanti in evidenza

Due prezzi che paghi ogni volta

Il primo lo vedi sul ring: se il colpo parte sempre dallo stesso punto, chi ti sta davanti impara a leggerti in due riprese. Non serve che sia più veloce: gli basta sapere da dove arrivi.

Il secondo lo paghi fuori, e arriva più tardi: anni di carico sempre sullo stesso lato. La spalla che tira, l’anca che si consuma, la schiena che si lamenta sempre nello stesso punto. Non è sfortuna: è aritmetica.

Perché il cambio guardia non regge

Provi a passare dall’altra parte e succede sempre la stessa cosa: il primo minuto va, poi il corpo torna dov’era. Ti dicono di insistere, di fare più ripetizioni, di allenare il lato debole. Ma le ripetizioni non risolvono, perché il problema non è lì.

Un colpo non nasce nella spalla: nasce da terra e attraversa una catena che arriva alla mano. Quando cambi guardia, quella catena dev’essere deposta prima che l’altra possa caricare. Se non si depone, ti riporta indietro — e tu senti solo che «dall’altra parte non viene».

Per questo non lavoriamo sul lato debole: lavoriamo su quello forte, perché impari a lasciarlo.

Provalo adesso, in venti secondi

In piedi, senza guantoni. Sposta lentamente il peso su una gamba, come se volessi sollevare l’altra. Piano, senza slancio.

Se la gamba di partenza ti lascia andare, il peso passa e ci resta. Se non ti lascia, a un certo punto senti un piccolo strappo che ti riporta indietro. Quello è il rimbalzo: la catena non si è deposta.

Fallo da entrambi i lati e confronta. Nella quasi totalità dei casi da una parte è pulito e dall’altra no — ed è esattamente il lato da cui, sul ring, non riesci a partire.

Tre cose decidono da dove parte il colpo

01

La guardia

Quale piede sta avanti. La scelta che vedi, e l’unica su cui di solito si lavora.

02

La catena

Quale linea porta la forza da terra alla mano: quella che passa davanti al corpo o quella che passa dietro.

03

Il verso

In che direzione la percorri. È la scelta che non si vede da fuori e che cambia tutto nel colpo.

Tre scelte a due vie fanno otto assetti, non due. Un pugile che ne usa uno solo è leggibile; uno che può sceglierli non lo è. La struttura completa →

Come si lavora

Una sessione dura novanta minuti e non è un allenamento: non si suda e non si colpisce. Prima si scioglie la tensione che tiene il lato forte incollato, poi si lavora sul tuo gesto — il tuo diretto, il tuo gancio — facendolo partire dall’altra parte. Alla fine, quindici minuti fermi perché quello che hai sentito resti.

Non sostituisce il tuo allenatore e non tocca la tecnica: quella resta il suo mestiere. Qui si lavora sul punto da cui la tecnica parte.

Come funziona una sessione, nel dettaglio →

Il primo passo è una sessione

Quarantacinque minuti sul tuo gesto, senza guantoni e senza impegno: si guarda da dove parte il colpo e si impara a scegliere il lato — il principio è lo stesso che poi si applica al tuo pugilato.

Sentiamoci

Poi, se vuoi lavorare sul tuo gesto, la prima sessione individuale non la paghi se non ti convince.

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