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Ginnastica posturale: come migliorare la postura davvero

Jacopo Fedeli · 8 min di lettura

Due figure umane di profilo: a sinistra testa e spalle in avanti rispetto al filo a piombo, a destra la stessa figura allineata

In breve. La ginnastica posturale aiuta, ma i suoi risultati durano quanto la tua attenzione: appena smetti di pensarci, le spalle tornano dov’erano. Il motivo è che la postura non è una forma da tenere, è il residuo di come parte il tuo movimento — e il movimento parte quasi sempre dallo stesso lato. Per migliorare la postura in modo che resti, il lavoro non è raddrizzare la forma: è cambiare da dove nasce il gesto.

Se hai cercato come migliorare la postura, probabilmente è già successo: qualcuno ti ha detto di tirare indietro le spalle, hai fatto qualche settimana di esercizi, per un po’ sei stato meglio. Poi è tornato tutto come prima. Non è colpa tua e non è colpa degli esercizi: è il modo in cui è posto il problema.

Perché la postura torna storta appena smetti di pensarci?

Perché correggere dall’esterno significa tenere una forma, e tenere costa attenzione. L’attenzione è limitata: appena guidi, rispondi a un messaggio o ti stanchi, la lasci andare. E quando la lasci, il corpo non torna a una forma sbagliata per dispetto: torna a quella che gli costa meno.

C’è una seconda ragione, meno ovvia. Nel frattempo nulla è cambiato nel movimento che quella postura l’ha prodotta. Continui a salire le scale partendo dallo stesso piede, a portare la borsa sulla stessa spalla, a girarti sempre dallo stesso lato. Migliaia di ripetizioni al giorno da una parte sola, contro venti minuti di esercizi tre volte a settimana: non è una gara equilibrata.

Che cos’è davvero la postura?

Non è una posizione. È quello che resta quando non stai pensando a niente: la somma di tutti i gesti che hai fatto, ripetuti sempre nello stesso modo. La postura non è la causa dei tuoi fastidi, ne è il risultato visibile.

E c’è un dettaglio che spiega perché il fastidio torna sempre nello stesso punto: il corpo non muove muscoli isolati, muove catene. Quando sollevi una borsa non lavora la spalla, lavora una linea che parte da terra, attraversa il bacino e arriva alla mano. Se quella linea si accende sempre dallo stesso lato, con gli anni un lato diventa più abile e più carico, e l’altro impara a stare zitto. La spalla che tira, spesso, è l’ultimo anello di una catena che comincia da un piede.

Come migliorare la postura, in concreto

Il lavoro si rovescia: invece di correggere la forma finale, si interviene su dove il movimento comincia. Sono tre passaggi, e vanno in quest’ordine.

1. Notare da dove parte il gesto

Prima di cambiare qualcosa devi accorgerti di cosa fai. Per una settimana, osserva soltanto: quale piede sale per primo sulle scale, su quale spalla finisce sempre la borsa, quale gamba porta il peso quando aspetti in piedi. Non correggere niente. Sembra poco ed è la parte che cambia di più, perché sposta un automatismo nel campo di ciò che puoi vedere.

2. Togliere prima di aggiungere

Gran parte della tensione che ti tira le spalle non serve a niente: è rimasta accesa senza più un motivo. Aggiungere esercizi sopra un corpo già contratto significa costruire su qualcosa che tira. Prima si lascia andare quello che è di troppo, poi si costruisce — e non il contrario.

3. Cambiare il punto di partenza, non la forma

Qui sta la differenza vera. Non ti raddrizzi: fai partire lo stesso gesto dall’altro lato. Sali le scale cominciando dal piede che di solito chiude, porta la borsa sulla spalla silenziosa, gira dall’altra parte. All’inizio è goffo, e va bene così: la goffaggine è il segnale che stai facendo qualcosa di nuovo davvero, non che stai sbagliando.

La differenza con la ginnastica posturale classica non è che qui l’attenzione non serve: è dove la metti. Là tieni una forma finale; qui sei presente nell’istante in cui il movimento comincia. E quell’istante è preciso: quando il peso passa da una gamba all’altra c’è un momento in cui nessuna delle due comanda ancora, ed è lì — solo lì — che la scelta è possibile. Se in quel momento non ci sei, il gesto riparte da solo dal lato di sempre.

Attenzione a una promessa che sentirai spesso, e che non ti farò: non è vero che dopo un po’ viene da sé. Quello che cambia senza doverlo ricordare è la disponibilità: la catena impara a trasmettere, il rimbalzo si attenua, il lato silenzioso smette di essere muto. Ma scegliere resta un atto, e un atto si compie ogni volta. Chi ti garantisce che diventerà automatico ti sta promettendo un secondo automatismo al posto del primo — e tu eri venuto qui per uscirne.

Un esercizio da fare adesso, in due minuti

In piedi, sposta lentamente il peso su una gamba, come se volessi sollevare l’altra. Fallo piano. Se la gamba di partenza ti lascia andare, il peso scivola sull’altra e ci resta. Se non ti lascia, a un certo punto senti un piccolo strappo che ti riporta indietro, come un elastico teso che scatta.

Quello strappo — il rimbalzo — è l’informazione che cercavi: dice che una catena non si è deposta, che quel lato non ti lascia partire. Ripetilo dai due lati e confronta. Quasi sempre da una parte è pulito e dall’altra no, ed è lì che comincia il lavoro.

Quindi la ginnastica posturale non serve?

Non ho detto questo. Serve, e in alcuni casi è esattamente ciò che occorre: dopo un infortunio, quando un muscolo è davvero debole, o quando qualcuno ha bisogno di riprendere confidenza con il proprio corpo sotto la guida di un professionista. Il limite non è che sia sbagliata: è che da sola è incompleta. Rinforza e allunga, ma non tocca la domanda da cui tutto nasce — da che lato parte il movimento.

Quando invece serve un medico

Se hai dolore acuto, un dolore che ti sveglia la notte, formicolii o perdita di forza, questo articolo non fa al caso tuo: il posto giusto è il tuo medico, e poi eventualmente un fisioterapista. Quello di cui parlo qui è educazione al movimento, non un intervento clinico, e non sostituisce né l’uno né l’altro. Si occupa di come usi il corpo, non di curarlo.

Da dove cominciare

Il gesto migliore da cui partire è quello che fai più spesso e a cui pensi di meno: camminare.

Come funziona il metodo →  ·  Perché la tensione ha un lato preferito →

Lavorare sul tuo gesto in una sessione →