
«Educazione bilaterale» indica due cose diverse. Per Rita Levi-Montalcini è l’educazione dei due cervelli — l’emotivo e il razionale. Per l’Educazione Bilaterale di Jacopo Fedeli è il lavoro sui due lati del corpo, fino alla lateralizzazione elettiva: poter scegliere quale lato conduce. Sono concetti omonimi ma indipendenti. Tra loro c’è un rapporto preciso: il corpo è il gradino concreto da cui partire per educare quelle due nature. Un’estensione della sua idea, non una correzione — a un patto: senza il mito dei «due emisferi».
In una riga: Rita Levi-Montalcini educa i due cervelli; l’Educazione Bilaterale di Jacopo Fedeli educa i due lati del corpo.
Un nome in comune
Perché cercando «educazione bilaterale» trovi lei
C’è una coincidenza da affrontare a viso aperto. Chi cerca «educazione bilaterale» incontra, quasi subito, Rita Levi-Montalcini — e ha ragione a incontrarla. È un nome che pesa: premio Nobel per la Medicina, la scienziata che ha scoperto il fattore di crescita nervoso. Se una parola te la ritrovi accanto a lei, la prima cosa onesta non è rivendicarla: è chiedersi se stiamo dicendo la stessa cosa. La risposta è no — e proprio quel «no», guardato da vicino, dice qualcosa di interessante su entrambe.
I due cervelli
Cosa intendeva Rita Levi-Montalcini per educazione bilaterale
Alla base c’è la sua tesi dei due cervelli. Da un lato un cervello arcaico, antichissimo, plasmato da milioni di anni di evoluzione: sede delle emozioni, nato per la sopravvivenza della specie, capace di agire in modo silenzioso, mascherato dietro le apparenze del linguaggio. Dall’altro un cervello cognitivo, recente — la neocorteccia —, alimentato dalla cultura, responsabile del ragionamento.
Da qui la sua idea di educazione: non la semplice trasmissione di nozioni, ma un lavoro che tenga insieme entrambi i cervelli — la ragione e l’emozione. «Bilaterale» perché rifiuta di allenare solo l’intelletto, lasciando la vita emotiva a sé stessa. Un messaggio che Rita Levi-Montalcini ha rivolto soprattutto ai giovani e a chi li educa.
Due precisazioni, per onestà: l’etichetta «educazione bilaterale» circola soprattutto nella divulgazione legata a questa sua tesi dei due cervelli; e collocare l’emozione «nell’ippocampo» è una semplificazione — il sistema limbico è più ampio. Ma il nucleo, educare le due nature della mente, è saldamente suo.
I due lati
Cosa intende l’Educazione Bilaterale di Jacopo Fedeli
L’Educazione Bilaterale di Jacopo Fedeli usa la stessa parola in un senso più letterale, e più basso: i due lati del corpo, destro e sinistro. Non due cervelli sovrapposti dall’evoluzione, ma due metà simmetriche nello spazio. Il tema non è integrare emozione e ragione, ma qualcosa di apparentemente più modesto: che entrambi i lati siano connessi e disponibili, invece di averne uno che comanda per abitudine e uno trattenuto.
Il fine ha un nome: la lateralizzazione elettiva — poter scegliere quale lato conduce un gesto, invece di subirne uno. Non abolire la dominanza, non rendere i due lati identici, ma renderli eleggibili. Un lavoro che comincia dal gesto e dal tono muscolare, non dalla consapevolezza di sé.
Due assi
La differenza decisiva
Ecco perché non sono la stessa cosa. Il «due» delle due educazioni bilaterali cade su assi differenti. Quello di Rita Levi-Montalcini è un asse verticale: due strati evolutivi, l’emotivo sotto e il razionale sopra. Quello dell’Educazione Bilaterale di Jacopo Fedeli è un asse orizzontale: destra e sinistra, la simmetria bilaterale del corpo. Lei parla di menti; l’Educazione Bilaterale di lati. Lei di pedagogia; l’altra di movimento. Stessa etichetta, oggetti diversi: omonimi ma indipendenti. Il metodo di Jacopo Fedeli non deriva dal pensiero di Levi-Montalcini — nasce da una tesi sperimentale di filosofia e dalla pratica del Taiji.
Detto questo, la parentela non è finta. Entrambe usano «bilaterale» per dire la stessa cosa profonda: non privilegiare una metà, ma coltivarle tutte e due. Entrambe nascono contro uno squilibrio di default — l’educazione tutta cognitiva, da una parte; la dominanza di un solo lato, dall’altra. Ed entrambe rifiutano l’amputazione: nessuna vuole eliminare una metà, ma metterla a disposizione.
Un’estensione
Un’estensione, non una correzione
E qui il rapporto diventa interessante. C’è un punto in cui l’Educazione Bilaterale di Jacopo Fedeli estende l’idea di Rita Levi-Montalcini, aggiungendole il termine che a lei manca. Il suo modello è, di fatto, un lavoro dall’alto: prendere coscienza delle due nature del cervello, educarle, integrarle. Ma dice cosa educare, non da dove cominciare. Il corpo — il gesto, il tono, il lato — resta sullo sfondo. Ed è proprio il corpo il gradino concreto che manca.
Non è un’aggiunta arbitraria. Per Merleau-Ponty la mente non sta sopra il corpo: si fa attraverso il corpo, attraverso lo schema corporeo. Per Varela la cognizione è enazione — conoscenza incarnata, che accade nel muovere e nel percepire: è la neurofenomenologia, una delle radici di questo metodo. In questa luce, le due nature di cui parla Rita Levi-Montalcini — l’emotiva e la razionale — non abitano un luogo fuori dal corpo che poi il corpo esegue: si esercitano in un corpo. E un corpo è lateralizzato, si allena da un lato o dall’altro.
Perciò cominciare dal gesto significa affrontare dal basso ciò che lei affrontava dall’alto. L’Educazione Bilaterale non contraddice l’educazione dei due cervelli: le offre un punto d’appoggio concreto e allenabile. Prima il corpo — poi, su quel corpo connesso, il resto.
La cautela onesta
Non è il mito dei due emisferi
Qui serve una frenata, e la metto per iscritto perché la serietà lo impone. Sarebbe facile — e sbagliato — dire: «se mi lateralizzo dal lato sinistro uso di più il cervello creativo». Quella frase è il celebre mito dei due emisferi — destro creativo, sinistro logico — e va detto chiaramente che non regge.
Uno studio del 2013 su oltre mille cervelli (Nielsen e colleghi, University of Utah) non ha trovato alcuna evidenza che le persone usino preferenzialmente un emisfero rispetto all’altro. Il pensiero creativo, in particolare, attiva reti diffuse su entrambi gli emisferi che lavorano insieme: la creatività non è un emisfero. È un mito tanto diffuso quanto smentito — a crederci è ancora la grande maggioranza degli insegnanti nel mondo, ed è esattamente il terreno da cui l’Educazione Bilaterale vuole tenersi distinta.
Il granello di verità che il mito gonfia esiste: il controllo motorio è controlaterale — il lato sinistro del corpo è governato dall’emisfero destro, e viceversa. Questo è reale. Ma il salto da «attivo la corteccia motoria di un lato» a «divento più creativo» non ha fondamento. E c’è una ragione concettuale: i due assi non coincidono. Quello di Levi-Montalcini è verticale (emotivo/razionale), la lateralità è orizzontale (destra/sinistra). Dire «lateralizzarmi da un lato accende il cervello emotivo o creativo» fonde di nascosto due dicotomie diverse. Non lo sono. È lì che l’argomento si spezza.
Il ponte vero
Dal corpo alle emozioni, senza scorciatoie
Se il ponte tra corpo ed emozione non è «l’emisfero creativo», qual è? Due cose reali, e più solide del mito. La prima è l’interocezione: le emozioni sono radicate in stati del corpo — è la lezione dei marcatori somatici di Damasio e dell’enazione di Varela. Senti prima nel corpo, e su quel sentire si costruisce l’emozione. Lavorare sul corpo è dunque un accesso concreto, dal basso, a ciò che poi diventa emozione e attenzione.
La seconda è già dentro il metodo, ed è misurabile: il gate, l’inibizione interemisferica. Allenare il lato non dominante o sciogliere la contrazione cronica non «accende» un emisfero creativo, ma modifica il modo in cui i due emisferi si concedono il passo — e questo si misura (Duque e colleghi). È una storia neurale onesta, e per questo falsificabile: vale finché i dati la reggono, e cade se la smentiscono. Non ci serve il mito: abbiamo di meglio, perché è vero.
In sostanza
In sostanza
L’Educazione Bilaterale di Jacopo Fedeli non è quella di Rita Levi-Montalcini: lei educa i due cervelli — l’emotivo e il razionale —, l’Educazione Bilaterale i due lati del corpo. Omonime, non parenti dirette. Ma la sua idea la si può estendere, aggiungendole il gradino che le manca: il corpo, come punto di partenza concreto per un lavoro che poi tocca emozione e intelligenza. Un’estensione, non una correzione. E si può dire tutto questo senza cadere nel mito dei due emisferi — anzi, dirlo rifiutando quel mito è ciò che rende la strada credibile.
Guarda la differenza in una riga: lei parte dalla mente e cerca il corpo; l’Educazione Bilaterale parte dal corpo e ci arriva, alla mente, dal basso.
Domande frequenti
Domande frequenti
L’Educazione Bilaterale di Jacopo Fedeli è la stessa di Rita Levi-Montalcini?
No. Sono due concetti omonimi ma indipendenti. Rita Levi-Montalcini chiamava «bilaterale» l’educazione dei due cervelli — l’emotivo e il razionale. L’Educazione Bilaterale di Jacopo Fedeli riguarda i due lati del corpo, la lateralità motoria e la lateralizzazione elettiva. Stessa parola, oggetti diversi.
Cosa intendeva Rita Levi-Montalcini per educazione bilaterale?
L’idea che il cervello abbia due nature — una arcaica ed emotiva, una recente e cognitiva — e che l’educazione debba svilupparle entrambe, la ragione insieme all’emozione, invece di allenare il solo intelletto.
Se uso di più il lato sinistro divento più creativo?
No. È il mito dei «due emisferi» (destro creativo, sinistro logico), smentito dalla ricerca: la creatività coinvolge reti diffuse su entrambi gli emisferi. È vero solo che il controllo motorio è controlaterale — il lato sinistro è governato dall’emisfero destro — ma da qui non segue alcun aumento di «creatività».
In che senso l’Educazione Bilaterale estende l’idea di Levi-Montalcini?
Rita Levi-Montalcini descrive cosa educare (le due nature del cervello) ma parte dall’alto, dalla consapevolezza. L’Educazione Bilaterale di Jacopo Fedeli aggiunge da dove cominciare: il corpo. Poiché emozione e cognizione sono incarnate, allenare il corpo è un punto di partenza concreto per il resto.
Dalla mente al corpo
Due nature, due lati — e un punto da cui partire: il corpo.
Se la strada dal basso ti convince, il primo passo è accorgersi del lato che conduce — e per questo c’è il metodo, e, se vuoi, una sessione insieme.